
In seguito all'assemblea del 27/10/2007 a Roma ..la convocazione è definitiva!
Casa delle donne per non subire violenza, via Dell'Oro, 3, 40124 - Bologna
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Ieri sera ho visto questo bellissimo e coinvolgente film (in v.o. originale olandese con i sottotitoli). Poi ho cercato delle recensioni sul web, trovandovi con mia sorpresa per lo più commenti schierati sulla correttezza o meno delle tesi (revisioniste?) del regista (accusato in passato anche di nazismo)...
Ma dico io, possibile che non si possa prendere un film per quello che è (solo un film)? Forse che la violenza è diversa se è di destra o di sinistra?? Se è ovvio (specie col senno di poi) per chi "tifare" nel film, è meno banale restare coerenti ed integerrimi nell'intricato sviluppo di tradimenti e contro tradimenti...
A me il film è piaciuto parecchio, le "ben oltre due ore" passano velocemente e senza lasciar respirare lo spettatore, non mancano le scene crude - ma, almeno da "the passion" in poi, ci siamo abituati - e la violenza peggiore per lo spettatore è probabilmente quella mentale...
Non sono uno specialista dei film di questo genere... ma, da Kubrick in poi, a me possono interessare i film di guerra solo se la condanna della stessa è evidente... e questo è il caso...

A proposito di (ri)leggere... dopo "Il danno" (ed "Il peccato"), Josephine Hart scrisse "L'oblio", che mi aveva colpito molto molto meno... forse per l'argomento, la perdita della persona amata... certamente non usuale (per fortuna) ma nemmeno così raro... ma, senza parlare per forza della morte, forse che ad ogni amore finito non si applica la seguente frase (dalla terza di copertina)?
Siamo, temo, congenitamente immemori. Immemori del fatto che saremo dimenticati.
Sono lieto che tu non mi stia ad aspettare
con quel persistente sguardo di compassione.
E' soltanto l'incanto della notte
e le mie parole d'addio, stupite
del loro stesso tono di disperazione,
a farmi scendere queste lacrime agli occhi.
Ma il giorno spunterà, e miei occhi
e il mio cuore si asciugheranno;
e non ci sarà tempo per piangere ancora.
Chi dice che è difficile scordare?
La pietà della morte incide sul cuore
della vita, dandole tregua
dal suo folle desiderio di durare.
Il mare tempestoso si placa alla fine
nella sua culla dondolante;
il fuoco della foresta s'addormenta
nel proprio letto di ceneri.
Tu ed io ci dobbiamo separare,
e la divisione sarà nascosta
sotto l'erba vivente
ed i fiori che ridono nel sole.
Voglia di (ri)leggere...
E' stata sicuramente quella frase nella recensione di 2046 che mi ha messo la pulce nell'orecchio facendomi ricordare uno dei romanzi più amati fra quelli da me letti: appunto "Il danno" di Josephine Hart... l'ho letto, fatto leggere e vissuto (per quanto possibile) nel mio anno maledetto, il 1994... l'anno della mia prima vera storia "proibita" ma anche l'anno del mio grande, terribile incidente d'auto... il che rende favolosamente adatta a me la frase (al punto di sceglierla ora come sottotitolo del blog)...
Come sempre quando ho voglia di rileggere, mi viene anche il desiderio d'invogliare il mondo blog a condividere le mie letture...e quale metodo migliore se non riportarne alcuni stralci (compresi l'inizio e la fine, fantastici)?
...dopodiché se non li leggete vuol dire solo che ...li ho scelti male! ;D
C'è un paesaggio interiore, una geografia dell'anima; ne cerchiamo gli elementi per tutta la vita.
Chi è tanto fortunato da incontrarlo, scivola come l'acqua sopra da un sasso, fino ai suoi fluidi contorni, ed è a casa.
(...)
"Questa stanza conterrà solo noi. Un mondo dentro un mondo. Io verrò a visitarla per conoscere i tuoi desideri. Perché in questo mondo che ho creato io, tu comandi e io sono la tua schiava. Aspetterò nei momenti che indicherai tu. Essendo ubbidiente, sarò sempre presente."
(...)
Questo pomeriggio, e questa sera, è per te. (...)
L'adagiai dolcemente sul pavimento. Lasciando il mio elegante costume sul sofà, ridiventai me stesso.
Le parlai di sogni in una lingua che solo lei poteva capire. Dea degli immensi poteri, bisbiglio sì, sì, per tutte le ore della sua prigionia. Nella sua onnipotenza dominava il suo padrone ridotto in schiavitù. Trovai nella valigia un nastro ricamato a mano e glielo avvolsi intorno al capo fino a toglierle la vista. Poi sentii il bisogno del silenzio. Trovai morbide pepite di cotone che portavano a un totale isolamento, e quando furono al loro posto noi ci trovammo in un mondo immerso nel silenzio più assoluto.
Mentre giaceva sul pavimento, una pulsazione nello stomaco sembrava far vibrare la sua pelle a un ritmo senza suono. La mia bocca si abbassò in un rapace inseguimento, e cercai con la lingua di afferrarne i palpiti di farfalla. Invano.
(...)
... Benché avvinti in un selvaggio minuetto, ci siamo librati nello spazio, liberamente, chiunque e qualunque cosa fossimo, o fossimo destinati ad essere. Come crature venute da un altro mondo, abbiamo trovato in ogni passo la lingua del nostro pianeta perduto.
(...)
Per quelli di voi che ne dubitano: questa è una storia d'amore.
E' finita.
Altri saranno più fortunati.
Auguro loro ogni bene.
Recensione di: cleo, (20/12/2004)
Voto:
"Chi ha subito un danno è pericoloso perchè sa di poter sopravvivere", è la celebre frase di un altro film (cfr. commenti) che tentava, con meno successo (opinione del recensore, ndr), di rappresentare come la fine del grande amore della vita di un individuo può diventare malattia dell'anima. Perchè l'amore, quello che capita una volta nella vita, quello con la A maiuscola che è pura irrazionalità, puro delirio e pura passione bussa a mio avviso, alla porta sempre nel modo sbagliato e al momento sbagliato e difficilmente dura più di un fuoco.
Ciò che Wong Kar Wai riesce magistralmente a rappresentare in questo intenso film è ciò che accade nel mondo interiore dopo aver amato così, dopo aver sentito nell'altro il completamento di sé anche se solo per poco. Dove la ragione fa emergere il cinismo, porta alla rielaborazione di un lutto e alla distruzione dell'oggetto d'amore per poter continuare a sopravvivere il mondo interiore fa l'esatto contrario perchè nei sensi è come se determinate emozioni fossero registrate per sempre e bastasse un piccolo dettaglio, una voce lontana, una canzone, un gesto o uno sguardo per riportarle alla luce.
È in questo stato che il protagonista del film Chow si muove nella suggestiva Hong Kong del 1966, sospeso fra il cinismo di chi è "sopravvissuto" e la bramosa ricerca si quelle sensazioni perdute, non è altro che un misero untore pronto ad elemosinare emozioni forti da qualsiasi donna che possa riportargli alla memoria il suo unico amore ma che a sua volta "toccata" da lui, come lui, non amerà più.
L'illusione dell'amore ritrovato si può creare solo in una dimensione sospesa fra sogno e realtà perchè appena l'immagine è messa a fuoco perde ogni tensione ed ogni valore e colei che racchiudeva una promessa di felicità diventa poco più della squallida amante di una squallida giornata.
A fare da collante fra i suggestivi fotogrammi, la claustrofobia degli interni, i continui flash back, la sensualità dei corpi, degli sguardi e i sottili giochi di seduzione è la musica.
L'ascolto della colonna sonora del film ci riporta immediatametne alle sensazioni che abbiamo provato guardandolo ed interiorizzandolo.
Fra un valzer, un tango ed una rumba ritorniamo a percepire la danza macabra dei sentimenti dei protagonisti che possiedono tutti gli elementi per arrivare alla felicità ma che scelgono di vivere nel passato e quindi nell'infelicità.
Il tema principale curato da Shigeru Umebayashi, come per "In The Mood For Love" è un vortice che torna ossessivamente intervallato dall'ironia di "Sway" o "Siboney" oppure dalla solenne "Casta Diva" o ancora dall'intrigante "Polonaise" a sottolineare magistralmente ogni passo, ogni gesto ed ogni sguardo.
I suoni, che sembrano uscire da una vecchia radio polverosa, si dilatano per ricreare la stessa sensazione di intreccio fra spazio, tempo, sogno, realtà ed emozioni forti che il film vuole trasmettere.
Semplicemente meravigliosa!
Ecco, ora è davvero finita...
...quasi non potevo crederci oggi nel traffico quando ti ho vista sfrecciare sulla tua inconfondibile auto...non ci eravamo mai più incrociati, nemmeno per caso... ti ho inseguita lungo mezza città, poi fortunatamente ti sei fermata a prendere le sigarette (benedetto vizio!), così ti ho affiancata...ho mimato il gesto di guardarci negli occhi come facevamo quasi ipnotizzati quando ci siamo conosciuti... eri nervosa - ma ho visto per la prima volta i tuoi capelli veri (senza extensions) e mi sembravi bellissima! Abbiamo parlato all'aperto nonostante il freddo, ho capito che ora posso ufficializzare quello che fortunatamente dentro di me era già vero: che la promessa di amarti ed aspettarti per tutto l'anno non ha più senso...
...così ora posso postare questa storia, perché ora, in fondo, è conclusa...
29/12/04
Non ricordo bene a che ora ci siamo visti e sicuramente c’eravamo già incontrati il giorno prima... fatto sta che sicuramente ci siamo baciati nel pomeriggio sempre qui sotto la Next2, poi (in quei giorni ci sentivamo tantissimo al telefono) ci siamo accordati per vederci la sera sulle nove (W. aveva il turno di notte)... ho avuto il tempo di passare da Mindy a prenderti una splendida rosa bordeaux con brillantini dorati e stelo lungo, poi ci siamo incontrati con entrambe le auto ed abbiamo lasciato la tua vicino alla farmacia dell’ospedale e siamo andati a casa mia. Dopo averti fatto visitare tutta la casa, tu hai “scelto” la mansarda e lì abbiamo fatto l’amore... ero davvero sconvolto e intimorito e difatti non ricordo bene - però stupendo: dal momento in cui eravamo entrati in casa non avevamo smesso un attimo di parlare e stare vicini... poi siamo scesi in soggiorno e qui i miei ricordi si fanno ancora più confusi: in cucina a bere un sorso d’acqua, sul divano a baciarci, nel mio letto a fare l’Amore – ma anche sul tavolo della cucina poi sulla sedia blu e sul divano, tu che periodicamente ti rifacevi il trucco, ma tanto poi io ricominciavo a darti quei baci intimi che ti piacevano moltissimo e ricominciavamo a baciarci e fare l’amore... poi tu che leggi il fumetto del Mago di Oz in lingua originale e ridi forte nonostante fossero ormai le tre di notte... poi il caffé che ci siamo fatti sempre ridendo e baciandoci e restando intimi ... e tu ogni tanto ti fumavi una sigaretta (quelle Muratti sottilissime che presto ti avrebbero vietato nei locali) e da capo ti rivestivi e ti preparavi ad andare, ma sei andata via solo alle sei e mezza e poi dalle sette alle sette e quaranta siamo stati al telefono... 31/12/04 23:30
Piango solo in un angolo della festa di capodanno...
2/1/05
Mi hai telefonato e finalmente ho pensato: “È iniziato l’anno”, poi a sera stupendamente sei uscita di casa per prendere le sigarette e invece sei passata a trovarmi... 4/1/05 Mi hai richiamato dolorosamente - ed anche il 6 quando W. trovò il cd “Flame” (Gilberto Gil e Sarah Vaughn) nella vostra buchetta – e mi hai ricordato che dovevo sparire per lasciarti la tranquillità che ti serve per il nuovo lavoro - ed io ho pensato fosse solo provvisorio, solo un momento... non capivo quello che mi hai poi ripetuto richiamandomi il 13 alle 19.12 per ricordarmi che non devo più lasciarti i biglietti del bar pasticceria ZuccheRòsi RiMorsi sotto il tergicristallo... perché ora non ci sono più margini, per te è sempre un terremoto senti-mentale e se ti voglio bene davvero devo lasciare che le cose continuino naturalmente con il loro pregresso: in altre parole è solo un sogno che la vita per noi possa prendere una nuova piega... la realtà ormai è un’altra... tu con W. ed io che devo essere all’altezza delle belle cose che pensi di me e vivere interamente e splendidamente la mia vita, lo merito e sono una persona splendida... ok ma perché mi sento monco? ...ora come ora ho una gran voglia di aspettarti...